Chiesa Madonna di Porto Salvo

Questa struttura si colloca nel cuore del Borgo dei pescatori, quartiere che si è sviluppato parallelamente alla costa a partire dal secolo XVI. I marinai vollero allora, edificare, in onore della loro Protettrice, la Madonnna di Porto Salvo, un tempio adornato di stupende opere d’arte e architettonicamente ricco. Esposta agli eventi bellici e alle calamità del tempo, la chiesa, così, come il convento, fu restaurata nel 1806 e nel 1861. Dal 1944, la chiesa degli scalzi, diventa sede anche della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano. La struttura architettonica di questa chiesa rispecchia i canoni stilistici proposti da Dionisio Làzzari, cioè quelli tipici dell’arte barocca napoletana. Sicuramente se il 600 e il 700, furono per questa chiesa periodo di arricchimento architettonico, simmetricamente nell’800 e nel secolo a seguire, fu praticamente impoverita ed alterata. Il secolo XIX è caratterizzato dall’arricchimento degli arredi sacri: una ricca raccolta di statue dei Santi, un piccolo organo, lampadari di murano, un pulpito ed una folta schiera di ex-voto sistemati nell’abside intorno la statua della Madonna. Nel dopoguerra la chiesa della Madonna di Porto Salvo assume anche il titolo della soppressa parrocchia dei Santissimi Cosma e Damiano. La chiesa domina dall’alto con le sue scalinate possenti l’intero borgo di Elena. Osservandola dal basso è possibile ammirarla in tutta la sua imponenza. L’accesso alla chiesa avviene salendo una traversa di via Indipendenza; la monumentale scalinata detta salita degli Scalzi è realizzata con materiale lapideo di spoglio esportato dal vicino mausoleo di Lucio Atratino. Al termine di essa domina la facciata improntata sullo stile architettonico lazzariano. Sulla sinistra il campanile sormontato da una cupola simile a quella di Santa Lucia. Internamente, a prima vista è chiaramente visibile la mano del Làzzari; il repertorio cromatico e decorativo è simile a quello dell’Annunziata. Nel presbiterio, sormontato da un’alta botte, lo splendido altare maggiore di Dionisio Lazzari (1675) in marmi intarsiati.

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